Origene

origene.jpg

Quando si aggravava la situazione difensiva dell’impero, il potere imperiale, proprio negli ultimi anni del II secolo, interviene, tramite uno dei suoi maggiori esponenti, Celso, a richiamare i cristiani ad una più leale assunzione di responsabilità di fronte alle sempre più forti minacce che gravano lungo i confini. I cristiani sono accusati infatti di avere uno scarso senso dello Stato e una proclamata ostilità verso il servizio militare. Il grande teologo alessandrino Origene (morto nel 253) così riassume le accuse rivolte ai cristiani: «Celso ci esorta a recare aiuto all’imperatore con tutte le nostre forze e a collaborare con lui nelle giuste imprese, a combattere con lui, stare nel suo esercito, se egli lo esige, e militare insieme a lui». La risposta di Origene alle accuse di Celso arriva con l’opera Contra Celsum, quando nuovamente i cristiani sono presi di mira poiché sospettati di scarsa lealtà e fedeltà all’imperatore. I cristiani, per Origene, sono figli della pace e pertanto non sanno fare la guerra; il loro combattimento viene operato con le armi della preghiera. L’intervento di Origene certamente riassume in sé le posizioni diffuse da tempo all’interno della Chiesa.