La chiesa primitiva

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Origene esprime una visione che, fino a Costantino, era condivisa nella Chiesa primitiva dai maggiori teologi e scrittori cristiani del tempo. Per Tertulliano, ad esempio, il mestiere del soldato non si differenzia da quello dei gladiatori e dei briganti; per Arnobio la vita militare non è tanto occasione di peccato, quanto il peccato stesso; per Lattanzio la pace è fonte di giustizia e di ogni bene, mentre la violenza e la guerra non fanno che appagare gli istinti più bassi; per Cipriano, vescovo di Cartagine, non vi può essere separazione fra morale pubblica e privata, chiamando delitto ciò che viene commesso dai singoli e invece atto di valore ciò che è compiuto per ordine dello Stato. Sintetizzando, possiamo dire con il prof. Remo Cacitti, uno dei maggiori studiosi di cristianesimo delle origini, che il cristiano, nel periodo che precedette la “svolta costantiniana” del 313, “ripudia la guerra tout-court, sostituendole l’immagine di una milizia celeste. L’unica guerra concepibile è quella contro il male; l’unico soldato concepibile è il cristiano sulla via della santità” . Si afferma così nel mondo antico una sorta di nonviolenza cristiana, che si connota in generale come scelta di non rendere mai male per male (cfr. 1Pt 3,9), come rifiuto assoluto di versare sangue umano, preferendo essere uccisi piuttosto che uccidere e infine, in particolare, come rifiuto di usare le armi contro altri uomini, ossia come una vera e propria obiezione di coscienza al servizio militare. Con l’editto di Milano del 313, purtroppo, vi sarà una svolta radicale: come ha scritto ancora il prof. Remo Cacitti, «Il soldato cristiano non è più militante solo contro satana e il male, ma contro gli eretici e i barbari».