Gospel & Spiritual

Questa pagina contiene una personale selezione di canti liturgici delle chiese afroamericane. 

 
gospel.jpg

La storia

La musica Gospel e Spiritual piantò il suo seme quando, a partire dal 1500, donne e uomini liberi africani si ritrovarono sbattuti nelle zone costiere del loro paese per aspettare l’arrivo di navi di tutte le bandiere, che li avrebbero portati a morire lungo il tragitto o nelle piantagioni e nelle miniere del nuovo mondo. In Africa avrebbero lasciato non solo tradizioni, lingua e religione, ma anche la libertà e la dignità di esseri umani. I neri avevano però custodito in fondo all’anima il ritmo d’Africa, un ritmo che batteva forte per ricordargli che nonostante il lavoro, la violenza e le umiliazioni, erano esseri umani. 

La loro musica li accompagnava spesso durante il giorno e, per alleviare la fatica, nacquero le Plantation Songs (canti della piantagione) da cui derivarono i Work Songs (canti di lavoro) e i Calls (richiami), utili per comunicare tra loro e con le organizzazioni che aiutavano gli schiavi a fuggire. Quando, in seguito, i predicatori battisti e metodisti venuti dall’Europa li convertirono al Cristianesimo, essi cominciarono a cantare canti religiosi, chiamati Spirituals, derivati dagli inni inglesi ai quali aggiunsero i ritmi e i colori africani. 


Il legame con la Bibbia

Nello Spiritual è spesso presente il racconto biblico, che esprime la speranza di liberazione e salvezza per l’oppresso: il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe prende il posto degli dèi pagani della tradizione africana e gli eroi del Vecchio Testamento diven-tano gli eroi di un popolo di schiavi, in un’assoluta simmetria di sofferenze, attese e certezze tra l’ebreo in cerca della terra promessa e lo schiavo, con il suo dolore, la sua ricerca di libertà e la sua attesa di pace, non qui forse, ma nell’altra vita, “al di là del fiume Giordano” (Deep River). Alla fine dell’800 il patrimonio dei canti religiosi afro-americani inizia ad essere raccolto, studiato e riarrangiato, attingendo musicalmente alle nascenti forme del jazz e del blues.

Negli anni ’20 Tom Dorsey rielabora i generi sacri afro-americani, modernizzando gli antichi moduli espressivi senza tradirli e definendo la nascita di un nuovo genere: il Gospel. Il Gospel continua, sia pur in forme diverse, il cammino tracciato dallo Spiritual. La musica diventa più sincopata, più elaborata, i testi diventano più personali e meno comunitari, ma l’anelito alla libertà rimane invariato: negli Spirituals riguarda la schiavitù imposta dai padroni bianchi, mentre nel Gospel riguarda la rivendicazione dei diritti civili e le varie forme di schiavitù personali, da cui ogni essere umano aspira a liberarsi: 

E cosa credi che fossero gli Spirituals, i blues e tutto il resto se non il nostro inno, la nostra lode al Signore? E come credi che allora avrebbero potuto resistere i neri nelle piantagioni senza di Lui, senza la fede, senza la speranza in Lui? Si sarebbero suicidati tutti, credimi, se non avessero ascoltato la Sua voce. Ecco soltanto questo è il Jazz: la nostra speranza in Lui.
— Louis Armstrong

L’evoluzione

Dalle “work songs”, dal gospel e dallo spiritual ha origine la musica afroamericana che si esprimerà progressivamente nelle manifestazioni più diverse come il ragtime, il blues, il bebop e più in generale nel jazz, che cominciò a diffondersi a New Orleans. La particolarità di questa città, importantissimo porto sul Golfo del Messico situato alla foce del fiume Mississippi, era di costituire un punto di confluenza tra culture ed etnie diverse. Qui operavano le prime Brass Band, impiegate nei battelli che risalivano il fiume. Già 10 anni dopo si affermarono i primi complessi e vennero registrati i primi dischi di musica jazz. Tuttavia è rimasta, in molti cantanti di colore, quell’anima primitiva – devota e insieme originale – fantasiosa e innovativa che ha influito non poco nella musica moderna. Luis Armstrong fu certamente il più celebre ma sono numerosissimi gli artisti di colore che esprimevano, più o meno consapevolmente, l’anima antica e devota del gospel che fin da giovani avevano praticato; 

fra i tanti spiccano indubbiamente Whitney Houston e Al Jarreau. Ma il modello paradigmatico della canzone afroamericana rimane indubbiamente Mahalia Jackson (26 ottobre 1911 – 27 gennaio 1972). Dotata di una voce dallo stile inconfondibile e dal forte impatto emotivo, si dedicò esclusivamente alla musica religiosa tanto da meritarsi il titolo di Regina del Gospel. Oltre ad un timbro possente e autorevole, a un’emissione di grande estensione (quasi 5 ottave), la Jackson aveva notevoli capacità interpretative, tali da commuovere l’ascoltatore come poche altre cantanti della musica nera. Per la sua intensa religiosità e devozione si rifiutò di partecipare a programmi che prevedessero la commistione fra i suoi canti gospel e musica non religiosa. È ricordata anche per il suo impegno sul fronte dei diritti civili, in special modo in favore dei neri d’America. Con buone ragioni si può dire che in lei si realizzò l’antico apoftegma di S. Agostino: “Chi canta prega due volte”. 


Playlist

1 - Deep River (Mahalia Jackson)

 
 

2 - Amazing Grace (Elvis Presley)

 
 

3 - Oh Happy Days (Quincy Jones)

 
 

4 - Precious Memories (Edwin Hawkins Singers)

 
 

5 - Someday (Edwin Hawkins Singers)